Oggi ti voglio parlare di un argomento che mi sta parecchio a cuore, e come tale ci sto parecchio attento.
L’ argomento è a dir poco abusato e sembra banale, ma ti assicuro che in realtà non lo è: la qualità dei prodotti e, per esteso, del vivere.
Intendiamoci: l’ argomento è in effetti STRA-abusato. Non ci sono produttore, venditore e consumatore che non tengano a precisare che la “qualità” è in cima ai loro orientamenti per le scelte. Benissimo.
Peccato che poi, fino a qualche tempo fa, fossero quasi tutti disposti a barattare la VERA qualità in cambio di scarpe che si distruggono dopo un mese ma, caspita, sono l’ ultimo modello Nike; oppure maglie che al primo lavaggio fanno i “pallini” molto peggio di quelle “da mercato” ma, grazie a Dio, sono Ralph Laurent; o di cellulari che sono in realtà scatolette che gracchiano ma, vorrei ben vedere, sono Sony-Ericsson.
Va da sè che la lista completa potrebbe continuare per svariate migliaia di righe…
Una cosa è comunque evidente a chiunque abbia un minimo di onestà intellettuale da ammetterlo: la qualità media dei prodotti (per lo più “di marca”) che stanno invadendo le nostre case da una decade a questa parte è in caduta libera, ma non lo sono certamente i prezzi medi.
Ma allora io mi chiedo: veramente la gente è disposta a barattare la qualità con il marchio oppure è proprio il concetto di qualità nella mente del consumatore che, per vari motivi (che sarebbe bello analizzare ma non è la sede adatta), si è livellato verso il basso come i prodotti stessi?
Mi chiedevo con terrore: cosa accadrà quando come potere di acquisto saranno soppiantate le generazioni che, anni fa, hanno fatto a tempo fare 200 lavaggi a una BUONA maglia prima di essere costretti a buttarla? Probabilmente che la PERCEZIONE di un buon rapporto qualità/prezzo nella mente del consumatore medio calerà irrimediabilmente, come caleranno sempre più i costi di produzione e però, guarda caso, saliranno sempre più i prezzi, molto al di là dell’ inflazione.
Allora era tutta una strategia aziendale da parte dei grossi nomi? Non credo. Mi spiego: molto probabilmente tutto questo era voluto, ma non si può certo parlare di “strategia” quanto invece di “tattica”. Anche qui non è il caso che mi addentri in certi discorsi, ma intravedo in questo modus operandi la stessa logica della massimizzazione dei risultati trimestrali fini a se stessi che è poi uno dei motivi principali dello scoppio della crisi dei mutui subprime: l’ arraffare, il volere tutto subito, chè del doman non v’ è certezza, e alla fine chi se ne frega: io domani mi sarò preso la mia buonuscita milionaria e sarò manager di un’ altra azienda.
Come è facile capire, quest’ ottica di brevissimo periodo, se qui e ora paga più di ogni altra, non sembrerebbe essere compatibile con una buona e SANA crescita a lungo periodo di un’ azienda.
E qui devo ricredermi su una cosa: più volte ho denigrato il piccolo imprenditore veneto con ottica “padronale” invece che “manageriale”, ma se la “managerialità” viene ormai intesa dai manager stessi come “speculazione” (quasi borsistica) e la “padronalità” (scusate il vocabolo non molto ortodosso) può portare invece a tenerci che la PROPRIA azienda cresca e prosperi anche in un futuro “remoto”, beh, allora sono disposto a invertire i rapporti di forza.
Comunque sia, e vengo finalmente al punto, da molti segnali che vedo in giro sembra che effettivamente l’ ottica di brevissimo periodo della minimizzazione dei costi a scapito della qualità e a vantaggio del profitto immediato si stia rivelando sempre più per quel che è e cioè MIOPE.
Mi capita sempre più spesso, infatti, di sentire i malumori della gente che è stufa di farsi buggerare, perfino se a buggerarla è mister Ralph Laurent, (ex?) icona intoccabile.
Mi capita sempre più spesso di incontrare gente che non ne può più di vivere nel “brutto” ed è nuovamente alla ricerca del “bello” (in tutte le sue più REALI accezioni).
Sarà per questo che, per rimanere sempre all’ interno dell’ esempio dell’ abbigliamento, la gente sta premiando sempre più marchi (non certo improvvisati) come Fred Perry oppure Nara Camicie e tutto sommato anche Benetton in rapporto al prezzo, a scapito di (ex) marchi più “blasonati” ma ormai (scusate la parola ma quando ci vuole ci vuole) “sputtanati”?
E dico ciò, ci tengo a precisarlo, assolutamente NON da “appassionato” (chè di abbigliamento me ne è sempre importato pochino pochino) ma da OSSERVATORE degli umori dei consumatori, come dovrebbe essere chiunque sia al vertice di un’ azienda. E va da sè che il concetto si estende in tutti i campi commerciali.
Comunque, per finire, questo “risveglio” che mi SEMBRA di notare nel consumatore medio non può fare altro che rallegrarmi, sia per “principio personale” che per il mero interesse dell’ azienda di cui sono co-fondatore, VB Italia Srl (www.virtualbazar.it), che della perenne ricerca della VERA qualità (anche a scapito di qualsiasi marchio “trendy”) si è da sempre assunta l’ onere, anche se non sempre facilmente perseguibile, invero.
1 commento ↓
[…] causa maggiore della enorme crisi finanziaria ed economica che stimo vivendo, come ti accennavo in questo articolo), ergo contiamo che questo INVESTIMENTO contribuisca a far conoscere la nostra […]
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