Truffe, contraffazione e affini in ebay e nell’ e-commerce

Prendo spunto per questa piccola riflessione dall’ ennesimo “caso ebay” che sta scoppiando in questi giorni, quello dei 40 milioni di danni da corrispondere a Louis Vuitton, tanto per capirci.

Ora: inizio subito con una premessa importante. Io, e mi assumo la responsabilità personale di tutto ciò che verrà scritto in questo articolo, sono l’ ultimo dei difensori di ebay, che è tutto fuorchè difendibile su molti aspetti.

Basti vedere come sta riducendo sul lastrico venditori serissimi e da anni presenti su ebay con astruse nuove regole che penalizzano i professionisti e le aziende serie a scapito di improvvisatori dopolavoristi dell’ ultim’ ora. Una confusione creata ad arte perchè nella confusione tutti ci guadagnicchiano, tutti ci perdicchiano, tranne che ebay.

Ebay che, conti alla mano, preferisce avere 1000 improvvisatori in più che gli pagano solo di negozio virtuale (escludendo commissioni e provvigioni) 99 euro al mese che perdere 10 venditori importanti, il tutto a scapito anche del cliente finale. Semplicemente perchè nell’ immediato la somma aritmetica è per loro positiva. Ma non so quanto lungimirante sia quest’ ottica: comunque non è questo l’ argomento di oggi.

O basti vedere che per effetto delle laute provvigioni derivanti dalla vendita di merce contraffatta al suo interno, ebay, guarda caso, chiude un occhio e mezzo sulle inserzioni di questi venditori disonesti, e de facto si rende loro complice. E per questo meriterebbe molti ma molti più di 40 milioni di euro di multa: ne ha lucrati almeno 100 volte tanti.

Basti vedere, infine (infine si fa per dire, chè ne avrei da raccontare su ebay e un giorno te le recconterò tutte), il vergognoso comportamento da monopolista (sempre de facto lo è) che sta attuando ebay nei confronti dei suoi utenti: milioni e milioni di euro incassati ogni giorno con rischio imprenditoriale bassissimo (certo, hanno avuto il grosso merito di una magnifica idea iniziale, ma ne stanno ora abusando come pochi) per poi erogare un servizio al cliente mille volte peggiore della Telecom (o meglio: Sip) quando non esistevano altre compagnie telefoniche.

Detto questo, però, è altrettanto vero che ormai da anni è in atto una campagna mediatica del terrore contro ebay e contro il commercio elettronico in generale, descritti come autentici gironi infernali, se riesci attaversare i quali senza subire truffe puoi andare ad accendere un cero da Sant’ Antonio a Padova.

Il problema è che durante questa campagna buttata in pasto al popolo bue (che se l’ è ampiamente bevuta nella maggior parte dei casi) sono state date notizie assolutamente faziose, tendenziose e sostanzialmente false.

E’ mai stato detto da lorsignori media “tradizionali” qual è il rapporto truffe/transazioni andate a buon fine nel commercio elettronico, ed in particolare ebay? E lo si è mai paragonato con lo stesso rapporto ma estrapolato dai canali commerciali tradizionali? Verrebbero fuori delle belle sorprese, te l’ assicuro.

E’ mai stato dato il giusto peso (che nemmeno ebay ha mai evidenziato, ad onor del vero…) alle varie differenze (fiscali, di organizzazione, di responsabilità, ecc.) fra venditori professionali (aventi partita iva e bilanci depositati) e non professionali?

E’ mai stato detto che fare acquisti da un venditore online che pubblica tutti i suoi dati, con i quali puoi fare con pochi euro una visura camerale, è statisticamente molto più sicuro che dal negozietto sotto casa che magari ti vende in nero?

E’ mai stato detto che acquistando in qualsiasi negozio di e-commerce facendo uso della carta di credito la somma pagata è nel 99% dei casi coperta e rimborsata con molta più sicurezza che pagando in contanti il Carrefour di turno?

La risposta a tutte queste domande è lapidaria: NO.

Non solo non è stato dato il minimo peso a tutti questi fattori, ma anzi si sono evidenziati assolutamente fuor di misura quei rari (in termini percentuali: non dimentichiamo che online avvengono milioni di transazioni al giorno) casi in cui qualcosa non è andata per il verso giusto, e non parlo solo di truffe: ci manca poco che a “Striscia La Notizia” non segnalino come “truffa” verso un cliente anche un ritardo di 3 ore del corriere…

E qui vengo al punto: chi è stato in particolar modo ad alimentare lo spauracchio dell’ e-commerce in generale? Le reti Mediaset e Striscia La Notizia in particolare. E a capo delle reti Mediaset chi c’ è? L’ Innominabile.

E il gruppo Mediaset posseduto dall’ Innominabile che società detiene a sua volta? Ma certo: Mediashopping!

Che, GUARDA CASO, vende in televendita, con margini che sarebbero quelli sì da truffa, una montagna di prodotti importati dalla Cina che sono venduti anche su ebay da molti altri venditori a prezzi molto ma molto più abbordabili e meno speculativi, e in modo assolutamente legale, dato che nella stragrande maggioranza di casi non ci sono problemi di brevetto o simili.

E non è un caso che da quando esiste l’ e-commerce le televendite abbiano cominciato a segnare il passo rispetto a una volta, perchè piano piano piano (piano) il pubblico si sta un po’ svegliando, e comincia a fare 2+2.

Così come 2+2 dovremmo fare anche noi da tutti questi dati che ho elencato. E per una volta tanto, ben venga la dietrologia, chè è appena giusto che chi di dietrologia ferisce di dietrologia perisca…

Ah, per future denunce da parte dei “masters of puppets”, questa volta pubblico l’ articolo con il mio nome e cognome per intero. Gli altri miei dati sono disponibili ad una qualsiasi visura camerale di VB Italia Srl.

Ing. Valerio Ruzzante

1 Commento ↓

#1 Dropshipping (o drop ship): funziona veramente? — IL BLOG DI VIRTUALBAZAR il 7/7/2008 alle 15:55

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