Approfitto della messa in promozione del nostro tritarifiuti per dare qualche flash che possa mettere un po’ di ordine alla confusione che c’ è attorno a questo prodotto.
Anzitutto: “tritarifiuti” è il nome con cui è più conosciuto e che anche noi usiamo convenzionalmente per capirci con i clienti, ma in realtà il “vero” tritarifiuti è stato messo fuori legge da parecchi anni, e quello da noi commercializzato è la sua versione legale, altrimenti detta “dissipatore domestico” o “dissipatore alimentare”.
La differenza è che il “vecchio” tritarifiuti si serviva, per tritare i rifiuti, di lame metalliche affilate e assai pericolose. Il dissipatore domestico o alimentare invece funziona con dei “martelletti” che riducono l’ umido a poltiglia.
Insomma, il “tritarifiuti” che vendiamo noi è perfettamente legale e sicuro e ovviamente, come tutti i nostri prodotti a catalogo, segue pedissequamente tutte le normative vigenti.
Altro fraintendimento che a volte viene fatto è pensare che anche il dissipatore domestico (quindi con i martelletti e a norma) sia bandito dai comuni, solo perchè in effetti qualche comune lo fa. La teoria di questi comuni è che l’ umido ridotto a poltiglia che viene scaricato dal “tritarifiuti” sia nocivo per il sistema fognario locale.
Non stento a credere che possa essere vero se quel sistema fognario è obsoleto, ma anche in questo caso si tratta più di un abuso di un ente che scarica il problema sul cittadino invece che risolverlo che altro.
Comunque sono pochi i comuni che lo proibiscono (ma ovviamente ti consiglio di informarti presso il tuo prima dell’ acquisto) e sono molti di più quelli che anzi lo incentivano. Il motivo? Semplicemente perchè “tritando” i rifiuti umidi e smaltendoli direttamente nelle fogne si abbattono drasticamente i costi di raccolta e smaltimento.
Infatti alcuni comuni prevedono anche degli incentivi per le famiglie che comperano un dissipatore alimentare. Ti consiglio di informarti se anche il tuo li prevede.
Inoltre, c’ è anche il cosiddetto “decreto Ronchi” che avrebbe dovuto essere applicato in tutta Italia entro il 2008 e prevedeva il passaggio da tassa a tariffa in tutti i comuni, con conseguente notevole risparmio a chi consegna meno rifiuti.
In questo caso il “tritarifiuti” sarebbe andato benissimo allo scopo, oltre che ovviamente avere il beneficio di ridurre, soprattutto d’ estate, i disagi legati alla permanenza dell’ umido per varie ore nei sacchetti.
Ma, come quasi tutte le leggi italiane, non è stata rispettata uniformemente e attualmente solo una parte (sebbene grande) di comuni sono passati alla tariffazione dei rifiuti, calcolata quindi non più in base alla metratura della casa ma in base alla effettiva “produzione”.
3 Commenti ↓
[...] parentesi: come già detto in un altro articolo, dico “tritarifiuti” perchè quasi tutti lo conoscono con questa parola, anche se la [...]
Rappresento una associazione ambiente della mia cittadina,tali associati sono disposti a modificare le propri abitudine finalizzati a risparmiare sulla tassa rifiuti,
Sono interessato allo studio del problema dei rifiuti urbani organici.
Sto cercando i sistemi,per creare una opportunità produttiva contemporaneamente contribuire alla soluzione del problema sociale rifiuti urbani,con i seguenti obbiettivi.
Selezionare il rifiuto umido,trattare tale rifiuto con un macchinario(simile a una lavastoviglie) che separa l’acqua dal rifiuto lasciando un materiale organico secco diminuendo notevolmente il volume.
Il risultato di tale operazioni deve essere una massa organica asciutta e compatta da commercializzare nell’industria dei fertilizzanti, naturalmente l’acqua di risulta può essere canalizzata direttamente nello scarico della cucina .
E possibile?
Saluti
Mazza Sebastiano cell 3358430134 mnuccio57@tiscali.it
Buongiorno. A quanto ne sappiamo noi non ci sono soluzioni simili in commercio.
Lascia un commento