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Il “flight to quality” vale anche per il commercio?

In questo recente articolo ti avevo accennato una mia “balzana” teoria. Si tratta, in pratica, di un “parallelismo” del fenomeno del flight to quality dai mercati finanziari a quelli di beni “materiali”.

Così come, durante una grossa crisi finanziaria, molti lasciano la vecchia strada che stavano percorrendo per intraprenderne un’ altra, considerata, date le contingenze, più di “qualità”, ecco che mi sembra di intravvedere un qualcosa di simile anche nel commercio.

Mi spiego meglio, partendo da un fatto concreto: nonostante la grossa ed innegabile crisi finanziaria ed economica che via via è deflagrata sempre più, le vendite dal nostro sito www.virtualbazar.it non solo sembrano non averne risentito, ma anzi ad ottobre (guarda caso attuale acme della crisi) abbiamo avuto un picco di fatturato. Diciamo pure che abbiamo battuto ogni nostro precedente record.

E va bene che siamo un’ azienda giovane ed in costante crescita, ma ciò nondimeno questo SEMBREREBBE essere un dato fortemente contrastante ed incoerente con il momento che l’ italiano medio sta vivendo e soprattutto con le statistiche sciorinate ovunque.

Ho detto “sembrerebbe” non a caso, perchè la mia “balzana” teoria è che, in Paesi tutto sommato abituati ad avere un certo tenore di vita (come il nostro), durante i periodi di crisi i consumi più che contrarsi si “spostino”. E che la vera contrazione NON sia sui volumi smerciati bensì sui prezzi unitari. In pratica: non ci stiamo portando a casa MENO prodotti, ma prodotti che COSTANO meno.

Ma ciò, come vedremo, non implica necessariamente accontentarsi di prodotti di minore qualità, anzi.

Dall’ esperienza che abbiamo noi (anche per aver parlato direttamente con molti clienti), non mi sembra che, tanto per fare uno fra i tanti esempi, la neo-famiglia rinunci al box doccia idromassaggio o ne rinvii l’ acquisto ad indefiniti momenti migliori.

No, mi sembra anzi di intravvedere (ripeto: con la conferma diretta di molti clienti) che da un certo punto di vista non tutto il male venga per nuocere, nel senso che la crisi ha portato moltissime persone a “sperimentare”, a comperare in canali per loro prima inimmaginabili, come, appunto, l’ e-commerce.

In questo aspetto il parallelismo con la borsa è un po’ meno efficace, nel senso che, mentre in borsa in momenti come questi c’ è un fuggi fuggi verso i prodotti finanziari con il minor rischio sotteso, nel commercio di beni “materiali” sembra invece esserci una maggiore propensione al “rischio” (perchè ancora tale, purtroppo, viene considerato il commercio elettronico da chi ne ha poca dimestichezza). Attenzione però: in cambio di un notevole (a volte “schiacciante” rispetto ai canali tradizionali) risparmio.

E qui, invece, trovo il parallelismo molto calzante: il punto comune è che nei momenti di crisi si assiste ad un “volo verso la qualità”, ma di tipo diverso a seconda dei mercati.

Nel caso dei mercati finanziari ciò si riflette in un cambiamento di “prodotto”: da prodotti opachi e complessi a prodotti trasparenti e più efficienti. Nel caso dei mercati “tradizionali” si rispecchia nel cambio del “canale di approvvigionamento”, sempre all’ insegna di un aumento dell’ efficienza e del risparmio a parità ovviamente di prodotto (quindi cosa se non aumento della “qualità” della transazione?)

In parole povere, per rimanere nel nostro esempio: se prima potevo “permettermi il lusso” di andare a comperare il mio box doccia idromassaggio in un negozio “tradizionale” accettando quindi di pagare a caro prezzo l’ intrinseca inefficienza (quantomeno in termini economici) della catena produttore-importatore-grossista-distributore-agente-negozio (e a volte altro ancora) pur di avvertire una certa “sicurezza” (psicologica) di fondo, ora non ho più risorse per alimentare gli sprechi e, a costo di dover rivedere la mia “mappa mentale” e le mie convinzioni/convenzioni, andrò a comperare il mio box doccia idromassaggio sul sito www.virtualbazar.it, dove (per i motivi qui spiegati) troverò la cabina doccia idromassaggio con le stesse caratteristiche ma a un terzo del prezzo (a volte anche meno). E scusate la pubblicità occulta…

Ovviamente, a parte le battute, virtualbazar.it non è certo l’ unico sito di commercio elettronico dove si possono fare grossi affari con rapporti qualità/prezzo oggettivamente introvabili “fuori internet”. Però diciamo che, a sentire sempre l’ opinione dei nostri clienti che ne hanno provato anche qualche altro, è uno dei più AFFIDABILI ma soprattutto PROFESSIONALI, anche e soprattutto nella “customer care” (seguire scrupolosamente il cliente dalle domande iniziali, alla spedizione, all’ assistenza tecnica).

Insomma, alla fine dei conti, c’ è molto da lavorare anche per i sociologi: sembra che i momenti di crisi, al giorno d’ oggi, non spingano tutti, come vorrebbero farci credere, a chiudersi in se stessi, bensì molti, ma veramente molti, a sperimentare nuove soluzioni più consapevoli e al passo con i tempi.

E ciò sicuramente non può che essere un bene per noi di VB Italia Srl che nell’ e-commerce abbiamo il nostro core business ma, ammettiamolo, lo è anche per una sana e “sostenibile” crescita e maturazione del consumatore medio.

Una nota positiva: sembra esserci un ritorno della “vera” qualità in cima ai bisogni del consumatore

Oggi ti voglio parlare di un argomento che mi sta parecchio a cuore, e come tale ci sto parecchio attento.

L’ argomento è a dir poco abusato e sembra banale, ma ti assicuro che in realtà non lo è: la qualità dei prodotti e, per esteso, del vivere.

Intendiamoci: l’ argomento è in effetti STRA-abusato. Non ci sono produttore, venditore e consumatore che non tengano a precisare che la “qualità” è in cima ai loro orientamenti per le scelte. Benissimo.

Peccato che poi, fino a qualche tempo fa, fossero quasi tutti disposti a barattare la VERA qualità in cambio di scarpe che si distruggono dopo un mese ma, caspita, sono l’ ultimo modello Nike; oppure maglie che al primo lavaggio fanno i “pallini” molto peggio di quelle “da mercato” ma, grazie a Dio, sono Ralph Laurent; o di cellulari che sono in realtà scatolette che gracchiano ma, vorrei ben vedere, sono Sony-Ericsson.

Va da sè che la lista completa potrebbe continuare per svariate migliaia di righe…

Una cosa è comunque evidente a chiunque abbia un minimo di onestà intellettuale da ammetterlo: la qualità media dei prodotti (per lo più “di marca”) che stanno invadendo le nostre case da una decade a questa parte è in caduta libera, ma non lo sono certamente i prezzi medi.

Ma allora io mi chiedo: veramente la gente è disposta a barattare la qualità con il marchio oppure è proprio il concetto di qualità nella mente del consumatore che, per vari motivi (che sarebbe bello analizzare ma non è la sede adatta), si è livellato verso il basso come i prodotti stessi?

Mi chiedevo con terrore: cosa accadrà quando come potere di acquisto saranno soppiantate le generazioni che, anni fa, hanno fatto a tempo fare 200 lavaggi a una BUONA maglia prima di essere costretti a buttarla? Probabilmente che la PERCEZIONE di un buon rapporto qualità/prezzo nella mente del consumatore medio calerà irrimediabilmente, come caleranno sempre più i costi di produzione e però, guarda caso, saliranno sempre più i prezzi, molto al di là dell’ inflazione.

Allora era tutta una strategia aziendale da parte dei grossi nomi? Non credo. Mi spiego: molto probabilmente tutto questo era voluto, ma non si può certo parlare di “strategia” quanto invece di “tattica”. Anche qui non è il caso che mi addentri in certi discorsi, ma intravedo in questo modus operandi la stessa logica della massimizzazione dei risultati trimestrali fini a se stessi che è poi uno dei motivi principali dello scoppio della crisi dei mutui subprime: l’ arraffare, il volere tutto subito, chè del doman non v’ è certezza, e alla fine chi se ne frega: io domani mi sarò preso la mia buonuscita milionaria e sarò manager di un’ altra azienda.

Come è facile capire, quest’ ottica di brevissimo periodo, se qui e ora paga più di ogni altra, non sembrerebbe essere compatibile con una buona e SANA crescita a lungo periodo di un’ azienda.

E qui devo ricredermi su una cosa: più volte ho denigrato il piccolo imprenditore veneto con ottica “padronale” invece che “manageriale”, ma se la “managerialità” viene ormai intesa dai manager stessi come “speculazione” (quasi borsistica) e la “padronalità” (scusate il vocabolo non molto ortodosso) può portare invece a tenerci che la PROPRIA azienda cresca e prosperi anche in un futuro “remoto”, beh, allora sono disposto a invertire i rapporti di forza.

Comunque sia, e vengo finalmente al punto, da molti segnali che vedo in giro sembra che effettivamente l’ ottica di brevissimo periodo della minimizzazione dei costi a scapito della qualità e a vantaggio del profitto immediato si stia rivelando sempre più per quel che è e cioè MIOPE.

Mi capita sempre più spesso, infatti, di sentire i malumori della gente che è stufa di farsi buggerare, perfino se a buggerarla è mister Ralph Laurent, (ex?) icona intoccabile.

Mi capita sempre più spesso di incontrare gente che non ne può più di vivere nel “brutto” ed è nuovamente alla ricerca del “bello” (in tutte le sue più REALI accezioni).

Sarà per questo che, per rimanere sempre all’ interno dell’ esempio dell’ abbigliamento, la gente sta premiando sempre più marchi (non certo improvvisati) come Fred Perry oppure Nara Camicie e tutto sommato anche Benetton in rapporto al prezzo, a scapito di (ex) marchi più “blasonati” ma ormai (scusate la parola ma quando ci vuole ci vuole) “sputtanati”?

E dico ciò, ci tengo a precisarlo, assolutamente NON da “appassionato” (chè di abbigliamento me ne è sempre importato pochino pochino) ma da OSSERVATORE degli umori dei consumatori, come dovrebbe essere chiunque sia al vertice di un’ azienda. E va da sè che il concetto si estende in tutti i campi commerciali.

Comunque, per finire, questo “risveglio” che mi SEMBRA di notare nel consumatore medio non può fare altro che rallegrarmi, sia per “principio personale” che per il mero interesse dell’ azienda di cui sono co-fondatore, VB Italia Srl (www.virtualbazar.it), che della perenne ricerca della VERA qualità (anche a scapito di qualsiasi marchio “trendy”) si è da sempre assunta l’ onere, anche se non sempre facilmente perseguibile, invero.

Arrivano le prime minacce dopo un articolo

E così “finalmente” sono arrivate le prime minacce dopo un articolo scritto su questo blog. 

“Finalmente” perchè me le sarei aspettate anche prima, dato che, per essere un blog aziendale, lo stile scelto (che è quello poi che rispecchia il carattere mio e dell’ azienda, quindi il più onesto possibile) non è certo accomodante, e spesso va a toccare nervi palesemente scoperti.

Per carità, lungi da me fare il moralista o peggio ancora il predicatore, anche perchè nel mondo commerciale nessuno è vergine, poco ma sicuro. Però c’ è un limite a tutto, tanto per dire una (sacrosanta) banalità.

Veniamo ai fatti: pochi giorni fa un non meglio precisato responsabile di un’ azienda che commercializza box doccia idromassaggio si è soffermato su questo articolo e si deve essere talmente riconosciuto nella tematica dell’ articolo che si è convinto che l’ avessimo scritto in riferimento proprio alla sua azienda, mentre nemmeno sapevamo della sua esistenza… Coda di paglia? Ma va’?

Beh, insomma, da una rapida indagine abbiamo appurato che questa è effettivamente la classica azienda che vende la merce senza averla a magazzino, e nella fattispecie i box doccia idromassaggio. E, guarda caso, il catalogo dei box doccia idromassaggio di questa dittarella direi che si può definire parecchio “ispirato” al nostro, anche se vorrei proprio dare una bella occhiata a tutte le certificazioni e particolari costruttivi.

Intendiamoci: non che sia di per sè un delitto non avere i prodotti a magazzino (capita anche a noi e finchè non avremo la disponibilità finanziaria di una multinazionale sempre capiterà). La cosa grave è invece adottare questo modus operandi (cioè acquistare sul venduto) come SISTEMA sul quale si basa l’ azienda. Ciò è quantomeno sinonimo di mancanza di rispetto per il cliente. Ma proprio quantomeno.

Certo, perchè son capaci tutti ad avere un ampio catalogo e prevedere le agevolazioni più disparate quando si ordina “sul venduto”. Peccato che, così facendo, se la fornitura è in grosso ritardo o se addirittura non arriverà mai (e i motivi possono essere molteplici) l’ unico che ci rimette è il cliente finale, che ha dato un sostanzioso anticipo per “accapparrarsi” un modello di box doccia idromassaggio che, pensa un po’, il venditore non ha nemmeno ancora ordinato. E sappiamo tutti che il ciclo di approvvigionamento con certi paesi è di 2 mesi se tutto va bene…

Comunque, tornando a noi: ad un certo punto ci vediamo arrivare una mail da questo tipo a capo di questa “azienda” dove, oltre a esserci scritte volgarità gratuite ed irriferibili, venivamo minacciati di “vendetta” qualora non avessimo fatto sparire quell’ articolo.

Di che tipo di vendetta si trattasse non ci è dato sapere, ma due cose devono essere chiare e lampanti: la mail è stata archiviata nella cartella del nostro avvocato e l’ articolo è e sarà sempre al suo posto, a imperitura memoria del fatto che la madre degli idioti (perchè non di altro si parla in casi come questi) è sempre incinta.

 

Settembre ricco di novità!

E’ veramente un ritorno dalle vacanze ricco di novità quello che attende i nostri affezionati clienti.

Sono infatti disponibili parecchi nuovi prodotti, tutti ovviamente in linea con la nostra ben nota ed apprezzata filosofia.

Riservandomi una trattazione più approfondita in futuro, per oggi mi limito ad elencarteli velocemente.

E non è finita qui,perchèaltre importanti novità ti attenderanno fra breve… stay tuned!

E se ci buttassimo anche noi sugli “infoprodotti” e/o sulle consulenze e/o sui seminari?

In questo articolo voglio parlarti di un argomento molto particolare.

Piccola premessa: sono ormai all’ ordine del giorno le mail e telefonate che riceviamo in cui delle persone (a volte nostri clienti, altre volte no) si dimostrano molto interessati alla nostra attività di commercio elettronico. Alcuni per curiosità, ma la maggioranza per avere qualche “dritta” su come mettere in piedi un’ azienda come la nostra, che fa dell’ e-commerce il suo principale credo.

Altra piccola premessa: molte di queste persone sono convinte che aprire e avviare un’ azienda di commercio elettronico sia più semplice e meno faticoso di una “normale”. Probabilmente per qualche stana associazione mentale che fa considerare “virtuali” non solo il canale commerciale ma anche l’ impegno e dedizione che ci vogliono per fondare e soprattutto far prosperare un’ azienda di e-commerce.

O forse per qualche strampalato discorso che gira sul dropshipping, in cui ho detto la mia su questo articolo.

Beh: niente di più falso e illusorio. Se possibile, sarei anzi portato a dire che un’ azienda di e-commerce è ancora più difficile da far rimanere in piedi di una “tradizionale”, non foss’ altro perchè in internet ci sono pochissime barriere all’ ingresso e tutti i concorrenti si ritrovano potenzialmente nella stessa “piazza”, e perchè il ciclo di vita medio di un prodotto in internet è molto più breve che in un “canale fisico”, dato che i margini si “rosicano” inevitabilmente molto prima.

Detto questo, una volta che l’ interessato capisce che non si tratta di un giochetto da poter fare un paio d’ ore al giorno dopo cena ma che la questione è ESTREMAMENTE più complessa, immancabilmente ci chiede qual è il nostro “segreto”, cioè quello che ci ha consentito nonostante tutte queste premesse non solo di resistere da più di 3 anni a questa parte a tutte le intemperie, ma anzi di essere in costante e forte crescita (come dimostrano i nostri bilanci, a disposizione di chiunque).

Inutile dire che non c’è UN segreto, ma tutta una serie di studi, accorgimenti, tecniche (di web marketing ma non solo), organizzazione, che abbiamo via via ottimizzato nel tempo grazie all’ esperienza, alla determinazione e, “mi si consenta”, qualche buona capacità di base (sicuramente per esempio le nostre 4 lauree in 3 soci non hanno guastato…).

Ma vengo al dunque: ovvio che quando ti chiedono la “ricetta” del tuo successo sei un po’ restio a darla, non foss’ altro per non alimentare gratuitamente la concorrenza… scusa, ma mi pare ovvio nonchè legittimo.

Tuttavia, consci del successo di molte persone nel campo delle consulenze ed infoprodotti (prodotti “digitali” che solitamente, diciamo così, “insegnano i segreti di un business”), ci stiamo domandando se ne valga la pena “mettere a rischio” la nostra attività principale “vendendo” il nostro know-how sotto forma di infoprodotto, consulenza o seminari.

E ciò perchè siamo soprattutto consci che chi sta attualmente facendo molti soldi in questo campo non ha assolutamente niente da insegnarci, anzi è vero il contrario: per fare un esempio banale, nell’ abusato tema “come fare i soldi con internet” ti fideresti di più comperare un ebook o seguire il seminario di una persona che come “referenza” ha… vendere ebook e fare seminari (cioè il serpente che si morde la coda), oppure di un’ azienda che è SE STESSA la dimostrazione vivente della bontà delle tecniche che si propone di insegnare e che ha fondato il proprio successo sull’ applicazione PRATICA di queste tecniche?

Capisci dove voglio arrivare?

In ogni caso, ne riparleremo più diffusamente, anche perchè siamo in piena fase di studio sul rapporto costo/benefici che può avere per noi l’ entrare nel mercato della vendita del proprio know-how.

A gennaio ed agosto le vendite calano… Ma chi l’ ha detto?

Ancora una volta in questo blog mi prendo la piccolissima soddisfazione di scagliarmi contro alcuni degli infiniti luoghi comuni che affliggono gli italiani.

Uno di questi è che a gennaio ed agosto si venda di meno, anzi che proprio ci sia una situazione di stallo sulle vendite, in praticamente ogni ramo del commercio, compreso (e anzi a maggior ragione) quello dell’ e-commerce.

E perchè? Secondo questi “soloni” perchè a gennaio l’ italiano medio ha appena avuto grosse spese per natale e capodanno e quindi non riterrebbe il caso di farne subito altre, mentre in agosto è a spasso per mari e monti e quindi non avrebbe il modo di fare acquisti, a maggior ragione via internet.

Aggiungiamoci a questo l’ altro luogo comunissimo in questi tempi che nessuno arriva più a fine mese, che ci sia crisi ovunque, che tutto il commercio di conseguenza stia tracollando.

Ora: per quanto riguarda quest’ ultimo argomento, non mi sognerei mai di negare l’ EVIDENZA del momento di difficoltà che molte economie mondiali (compresa la nostra) stanno vivendo. Però a me, a un mio amico e collega ingegnere (qui trovi un suo articolo in merito), ma soprattutto a molti analisti più autorevoli di noi, appare altrettanto evidente che i media esagerino in maniera odiosa (probabilmente a scopo di lucro) su questo argomento (forse per far autoconvincere gli italiani che il sabato sera è meglio starsene barricati in casa a vedere la TV invece che uscire a prendersi un gelato)?

Per quanto riguarda invece i primi due argomenti, quelli sul presunto crollo dei consumi di gennaio ed agosto, certo, riconosco che POTREBBERO essere plausibili. Peccato però che da buon imprenditore e ingegnere io sia abituato a trarre conclusioni “definitive” NON da teorie possibili, ma da dati certi.

E, per quanto riguarda la mia azienda, l’ unico dato certo è che sono almeno un paio di anni che il record mensile di fatturato lo facciamo a gennaio e quest’ anno finora agosto lo sta anche superando (so che sembra che io stia volutamente esagerando, ma ti assicuro che non è così).

Ok, certo, mi dirai che può essere un caso e che dipenderà da tanti fattori (come ad esempio la disponibilità delle scorte a magazzino), ma anche volendo “ripulire” il dato statistico da tutte le casualità che possono “sporcarlo”, resta sempre e comunque un bel rospo da mandar giù per i “soloni” di cui prima. E sfido chiunque a dire il contrario.

E il vero paradosso è che spesso questi “soloni” sono gli imprenditori stessi, che magari si fanno mangiare il cervello dalla TV e sentenziano così la più classica delle “profezie autoavverantisi“.

Infatti, se tutti noi imprenditori (soprattutto dell’e-commerce) ci autoconvinciamo che in agosto nessuno compra, chiudiamo tutti baracca e burattini, andiamo tutti assieme al mare in un metro quadrato di spiaggia e poi lo credo che non vendiamo…

Beh, buon per chi invece dilaziona con intelligenza le vacanze proprie e del proprio personale e nei periodi che dovrebbero essere “morti” si prende anche la parte dei “soloni”…

Però ti confesso che un grosso rammarico ce l’ ho anch’ io: e cioè che, nonostante tutte queste premesse e la nostra consapevolezza, anche noi quest’ anno SIAMO COSTRETTI a FRENARE CON LA FORZA le vendite (perchè di questo si tratta) nella seconda metà di agosto, giacchè corrieri e magazzini di cui ci serviamo devono farsi le loro sacrosante ferie in massa (e te lo dicono all’ ultimo minuto!).

Ma stai tranquillo, chè il prossimo anno non ci fregano: abbiamo già in mente un “piano di battaglia” per riuscire, con il giusto equililbrio e pur facendo tutti le nostre legittime e giuste ferie, ad essere operativi praticamente tutto l’ anno senza soluzione di continuità…

E gli altri che se la facciano e se la raccontino pure…

Prezzi al privato e al commerciante: un dilemma irrisolvibile?

Qualche giorno fa, nel precedente articolo, ti accennavo al fatto che, nonostante la promozione sui nostri box doccia idromassaggio stia andando veramente molto bene, non sappiamo ancora se prolungarla “a tempo indeterminato” o no.

Questo a causa di molte lamentele ricevute da commerciali ai quali vendiamo gli stessi prodotti, magari in quantità maggiori rispetto a un privato, ma praticamente agli stessi prezzi. E non è certo questo dei box doccia idromassaggio l’ unico caso in cui i rivenditori ci fanno, come si suole dire, i conti in tasca.

E, se da un lato posso anche capirli, dall’ altro (a me piace parlare chiaro) il modo in cui fingono di non capire alcune cosette che da sempre andiamo precisando mi dà veramente fastidio.

Ma andiamo con ordine: è certamente sensato che un negoziante che in un anno ci compra parecchie unità di prodotto x possa “pretendere” un trattamento speciale. Il punto è però che questo trattamento speciale non può, nel nostro caso, essere più di tanto di natura economica.

Ciò per un semplicissimo motivo: i nostri prezzi al pubblico sono GIA’ da ingrosso, nella stragrande maggioranza dei casi, e pretendere una grossa scontistica su prezzi che sai già essere da ingrosso (come se non lo sapessi che vendiamo al privato con piccolissimi margini) non è molto corretto.

Io, VB Italia srl, posso fornire a te, dettagliante, distributore, commerciante, tutti i servizi di questo mondo (assistenza tecnica, supporto commerciale, logistica, magazzino che ti annulla praticamente il rischio imprenditoriale…) ma NON domandarmi prezzi che sai benissimo essere impossibili a meno che non vuoi che lavori gratis per te: richiesta anche legittima, se vogliamo, ma per la quale decliniamo volentieri l’ invito.

Dal momento in cui tu, commerciante, ti fornisci da me perchè ti trovi bene come qualità e servizio (e prezzo ovviamente) sai anche che io, VB Italia Srl, lavoro così, e non puoi contestarmelo quando ti fa comodo. In altre parole non puoi avere botte piena e moglie ubriaca.

Poi, cosa ci contestano? Ci contestano che a loro non resterebbe più margine se vendessimo loro con prezzi simili a quelli di internet. Come se oramai non fosse evidente anche a mia nonna che “fuori” ti puoi permettere di vendere a prezzi MOLTO superiori a quelli di internet (a questo proposito vedi le considerazioni fatte in questa pagina), e che quindi il tuo metro di paragone non è e non deve essere www.virtualbazar.it.

Ciò perchè (bene per te negoziante, un po’ meno per me azienda di commercio elettronico) in Italia A. D. 2008 i 2 target sono ancora assai distinti e soprattutto prevale di gran lunga quello “classico”, che compra in negozio. E non preoccuparti, negoziante: è dimostrato che, se lavori bene e ti accattivi le simpatie dei clienti, anche se vendi al doppio rispetto a internet, non c’ è sito che te li possa portare via (che sia giusto o meno non sta a me dirlo).

Dropshipping (o drop ship): funziona veramente?

Stavolta voglio posticipare le premesse e partire subito dalla mia risposta (ovviamente discutibile), a beneficio di chi non avrà voglia di leggersi tutta la trattazione: NO, nella stragrande maggioranza dei casi NO.

Ma vediamo ora un po’ meglio il discorso.

Innanzitutto, cosa si intende per dropshipping? Potrai trovare ovunque decine di definizioni esaustive, quindi mi limito a dirti che è una pratica commerciale con la quale un’ azienda vende (soprattutto online) prodotti di altre aziende occupandosi solo ed esclusivamente della vendita e saltando quindi i processi aziendali di eventuale produzione, acquisto, stoccaggio e logistica, finanza, assistenza tecnica e post vendita.

Cioè: io mi limito a vendere il tuo prodotto e tu mi paghi una commissione per averlo venduto.

Detta così sembrerebbe una panacea: rischio imprenditoriale praticamente azzerato e costi molto contenuti.

E infatti, inseguendo questo miraggio, moltissime persone si son “buttate”, soprattutto nell’ e-commerce, all’ avventura. 

E-commerce, commercio elettronico, per l’ appunto. Mai come in questo caso croce e delizia. Delizia perchè per avere una buona visibilità, se sei bravo bastano pochi euro a vendita. In pratica hai la prospettiva di metterti in proprio investendo qualche spicciolo: wow!

Ok: abbiamo visto che quello che è il dilemma per molte aziende, cioè farsi trovare da chi cerca il loro prodotto, per te che sei furbo e conosci bene il webmarketing diventa l’ ultimo dei problemi. Benissimo.

A questo punto, però, sei partito dal tetto della casa: sai come vendere, ma forse non ti sei ancora preoccupato di COSA vendere. Ma anche qui, se sei un tipo volenteroso e coriaceo, non sarà un problema: instaureerai tutta una serie di contatti e qualche fornitore disposto ad avere qualche vendita in più grazie a te lo trovi di sicuro.

Ma allora mi son bevuto il cervello quando ho subito risposto “no” alla domanda che dà il titolo a questa “guida”? Beh, aspetta a dirlo. Forse non sai ancora, ma te lo dico io, che su internet un buon 70% delle transazioni avviene con un primo margine ((prezzo di vendita-costo d’ acquisto)/prezzo di vendita) inferiore al 30%.

Beh, in fondo anche questo non è un problema: non hai nessun costo d’ acquisto. Ma qui, come si suol dire, casca l’ asino. Perchè il costo d’ acquisto ce l’ ha, eccome, il tuo fornitore/partner di drop ship.

E non penso proprio che sia disposto a passare a te buona parte del suo margine, dato che lui, essendo un’ azienda che si occupa anche delle altre funzioni che ti dicevo prima, se non è pazzo o non gli stai proprio simpaticissimo, deve tenersi un margine adeguato per compensare il rischio imprenditoriale e i costi inerenti alle altre aree aziendali, che non sono pochi.

Cosa succederà, allora a questo punto? La faccio breve: sostanzialmente 2 ipotesi, nessuna delle quali troppo lusinghiera.

1) Calcolerete un prezzo di vendita dal quale sia tu che lui potrete guadagnarci il giusto: peccato che in questo caso avrete un buon 90% di possibilità che il prezzo così calcolato sia totalmente fuori mercato per gli standard dell’ e-commerce (è risaputo l’ italiano medio accetta il “rischio” di comprare in internet se fa ”l’ affare della vita”…) e l’ inserzione andrà invenduta, per settimane e settimane…

2) Il fornitore ti passerà se va bene un 10% di margine, che tu andrai a riversare interamente a google in banner pubblicitari e/o altre forme promozionali su google o altre piattaforme.

Insomma, avrete creato una perfetta macchina che gira a vuoto: complimenti! Alla faccia della moda (perchè tale è ingiustificatamente diventata ultimamente) del drop shipping! E fai molta attenzione, perchè quando iniziano a circolare paroloni come questo senza una sostanziale base statistica che faccia da supporto c’ è sempre chi ci guadagna a spese di altri. Chi ha orecchie per intendere…

Ovvio, ci sono le eccezioni: se hai la fortuna di trovare qualcuno talmente disperato che deve assolutamente liquidare il magazzino ed è talmente contento che lo aiuti a farlo da passarti un buon margine anche se lui va ampiamente sottocosto, allora puoi fare qualche buon affare. Ma non è sempre domenica, però…

Oppure, altro caso in cui tutto sommato il dropshipping potrebbe essere la tua veste ideale è quello in cui lo fai come “dopolavorista”, (ma proprio come hobby!) e ti accontenti di guadagnarci quei 2-300 euro al mese, ma se ti va molto bene. Tieni conto che poi, in teoria, dovresti anche pagarci le tasse sopra…

Ah, poi c’ è sempre quel 30% di vendite che viene eseguito con margine superiore al 30%, e magari potresti prenderci dentro anche tu: beh, mi spiace di deluderti ancora, ma si tratta quasi esclusivamente di marche molto note, che solitamente non danno la possibilità di essere vendute online dall’ ultimo arrivato.

Insomma, ascolta il consiglio di un cretino (io): molto guadagno e basso rischio e investimento non vanno d’ accordo, sono praticamente un ossimoro. Se qualcuno ti ha lusingato a credere il contrario, sii molto ma molto diffidente.

E soprattutto fatti mostrare un po’ di DATI, di NUMERI REALI (non solo chiacchiere quindi), come dovrebbe fare ogni imprenditore (o aspirante tale) avveduto.

Truffe, contraffazione e affini in ebay e nell’ e-commerce

Prendo spunto per questa piccola riflessione dall’ ennesimo “caso ebay” che sta scoppiando in questi giorni, quello dei 40 milioni di danni da corrispondere a Louis Vuitton, tanto per capirci.

Ora: inizio subito con una premessa importante. Io, e mi assumo la responsabilità personale di tutto ciò che verrà scritto in questo articolo, sono l’ ultimo dei difensori di ebay, che è tutto fuorchè difendibile su molti aspetti.

Basti vedere come sta riducendo sul lastrico venditori serissimi e da anni presenti su ebay con astruse nuove regole che penalizzano i professionisti e le aziende serie a scapito di improvvisatori dopolavoristi dell’ ultim’ ora. Una confusione creata ad arte perchè nella confusione tutti ci guadagnicchiano, tutti ci perdicchiano, tranne che ebay.

Ebay che, conti alla mano, preferisce avere 1000 improvvisatori in più che gli pagano solo di negozio virtuale (escludendo commissioni e provvigioni) 99 euro al mese che perdere 10 venditori importanti, il tutto a scapito anche del cliente finale. Semplicemente perchè nell’ immediato la somma aritmetica è per loro positiva. Ma non so quanto lungimirante sia quest’ ottica: comunque non è questo l’ argomento di oggi.

O basti vedere che per effetto delle laute provvigioni derivanti dalla vendita di merce contraffatta al suo interno, ebay, guarda caso, chiude un occhio e mezzo sulle inserzioni di questi venditori disonesti, e de facto si rende loro complice. E per questo meriterebbe molti ma molti più di 40 milioni di euro di multa: ne ha lucrati almeno 100 volte tanti.

Basti vedere, infine (infine si fa per dire, chè ne avrei da raccontare su ebay e un giorno te le recconterò tutte), il vergognoso comportamento da monopolista (sempre de facto lo è) che sta attuando ebay nei confronti dei suoi utenti: milioni e milioni di euro incassati ogni giorno con rischio imprenditoriale bassissimo (certo, hanno avuto il grosso merito di una magnifica idea iniziale, ma ne stanno ora abusando come pochi) per poi erogare un servizio al cliente mille volte peggiore della Telecom (o meglio: Sip) quando non esistevano altre compagnie telefoniche.

Detto questo, però, è altrettanto vero che ormai da anni è in atto una campagna mediatica del terrore contro ebay e contro il commercio elettronico in generale, descritti come autentici gironi infernali, se riesci attaversare i quali senza subire truffe puoi andare ad accendere un cero da Sant’ Antonio a Padova.

Il problema è che durante questa campagna buttata in pasto al popolo bue (che se l’ è ampiamente bevuta nella maggior parte dei casi) sono state date notizie assolutamente faziose, tendenziose e sostanzialmente false.

E’ mai stato detto da lorsignori media “tradizionali” qual è il rapporto truffe/transazioni andate a buon fine nel commercio elettronico, ed in particolare ebay? E lo si è mai paragonato con lo stesso rapporto ma estrapolato dai canali commerciali tradizionali? Verrebbero fuori delle belle sorprese, te l’ assicuro.

E’ mai stato dato il giusto peso (che nemmeno ebay ha mai evidenziato, ad onor del vero…) alle varie differenze (fiscali, di organizzazione, di responsabilità, ecc.) fra venditori professionali (aventi partita iva e bilanci depositati) e non professionali?

E’ mai stato detto che fare acquisti da un venditore online che pubblica tutti i suoi dati, con i quali puoi fare con pochi euro una visura camerale, è statisticamente molto più sicuro che dal negozietto sotto casa che magari ti vende in nero?

E’ mai stato detto che acquistando in qualsiasi negozio di e-commerce facendo uso della carta di credito la somma pagata è nel 99% dei casi coperta e rimborsata con molta più sicurezza che pagando in contanti il Carrefour di turno?

La risposta a tutte queste domande è lapidaria: NO.

Non solo non è stato dato il minimo peso a tutti questi fattori, ma anzi si sono evidenziati assolutamente fuor di misura quei rari (in termini percentuali: non dimentichiamo che online avvengono milioni di transazioni al giorno) casi in cui qualcosa non è andata per il verso giusto, e non parlo solo di truffe: ci manca poco che a “Striscia La Notizia” non segnalino come “truffa” verso un cliente anche un ritardo di 3 ore del corriere…

E qui vengo al punto: chi è stato in particolar modo ad alimentare lo spauracchio dell’ e-commerce in generale? Le reti Mediaset e Striscia La Notizia in particolare. E a capo delle reti Mediaset chi c’ è? L’ Innominabile.

E il gruppo Mediaset posseduto dall’ Innominabile che società detiene a sua volta? Ma certo: Mediashopping!

Che, GUARDA CASO, vende in televendita, con margini che sarebbero quelli sì da truffa, una montagna di prodotti importati dalla Cina che sono venduti anche su ebay da molti altri venditori a prezzi molto ma molto più abbordabili e meno speculativi, e in modo assolutamente legale, dato che nella stragrande maggioranza di casi non ci sono problemi di brevetto o simili.

E non è un caso che da quando esiste l’ e-commerce le televendite abbiano cominciato a segnare il passo rispetto a una volta, perchè piano piano piano (piano) il pubblico si sta un po’ svegliando, e comincia a fare 2+2.

Così come 2+2 dovremmo fare anche noi da tutti questi dati che ho elencato. E per una volta tanto, ben venga la dietrologia, chè è appena giusto che chi di dietrologia ferisce di dietrologia perisca…

Ah, per future denunce da parte dei “masters of puppets”, questa volta pubblico l’ articolo con il mio nome e cognome per intero. Gli altri miei dati sono disponibili ad una qualsiasi visura camerale di VB Italia Srl.

Ing. Valerio Ruzzante

Attenzione a chi scarica il rischio imprenditoriale su di te

Una cosa di cui mi sono reso conto da quando ho cominciato a fare l’ imprenditore è che non è una posizione così invidiabile come si potrebbe pensare. Bisogna, come dire, GUADAGNARSELA.

Quante volte, quando vediamo il tale imprenditore sfrecciare con la Porsche (non è il mio caso…), con una punta di invidia abbiamo pensato: “perchè a lui sì e a me no? Ce l’ avessi io la sua fortuna!”. Ammettiamolo: tante volte.

E a volte pure a ragione, chè non sono certo rari i casi di persone che si siano trovate una fortuna fra le mani non avendo fatto niente per meritarsela o, peggio ancora, “guadagnandosela” con un comportamento poco onesto.

Eppure, vi posso garantire, la maggior parte delle volte dietro a quella Porsche ci sono sacrifici immani e molti meriti. Sarà finanche banale dirlo, ma è la pura verità. Solo ora che, assieme ad altri due soci, ho creato da zero un’ azienda e fatta crescere a ritmi vertiginosi in pochi anni, SO quanti sacrifici ci vogliono e che niente è scontato.

Anzi, l’ unica cosa scontata è che se non hai determinazione, senso del sacrificio, capacità di incassare le (parziali) sconfitte ma reagire sempre, costanza, tenacia, perseveranza, capacità di rischiare e, consentitemi, anche una buona testa, massimo entro sei mesi chiudi. A maggior ragione in un momento come quello che stiamo attraversando in cui NESSUNO può permettersi il lusso di tirare i remi in barca o di lasciarsi cadere addosso distrattamente gli eventi.

Comunque: capacità di rischiare, si diceva. E questa è forse la qualità (indispensabile) che paradossalmente si dà meno per scontata al giorno d’ oggi. E invece da che mondo è mondo è proprio il rischio che gli utili aziendali dovrebbero remunerare.

Ma guardiamoci intorno: a cominciare da molte multinazionali c’ è una vera e propria corsa a voler fare tutti gli imprenditori con i soldi (e il conseguente rischio) degli altri. E non parlo di situazioni in cui il “prestatario” del rischio è consapevole e lo fa per profitto, chè quelle son da sempre esistite e fanno parte del gioco.

Parlo di situazioni in cui chi rischia sei tu (che invece vorresti e crederesti di startene fuori da queste cose) e quindi ti assumi inconsapevolmente l’ onere del fare impresa ma non te ne fanno assumere gli onori, ovviamente.

Gli esempi si potrebbero sprecare, te ne faccio solo un paio. Guarda per esempio in che modo alcune banche e alcuni grossi loro clienti si procurano il denaro “cartolarizzando” il rischio e vendendotelo (vedi mutui subprime).

Oppure grosse aziende di informatica che lanciano sul mercato a prezzo pieno prodotti non ancora ben testati e rodati, scaricando su di te l’ onere di testarli per loro.

Ma anche nel nostro (ancora) piccolo mondo dell’ e-commerce ci sono varie “imprese” che vanno avanti con queste metodologie. Pensiamo per esempio a chi vende sistematicamente merce che non ha a magazzino (in ebay per esempio è pieno di realtà del genere): cosa sta facendo se non scaricare su di te uno dei rischi imprenditoriali più “classici”, e cioè il rischio del magazzino?

Pensaci bene, e fatti un favore: contribuisci a remunerare chi lo MERITA e lascia andare per la sua strada (a lungo andare per forza di cose disastrata) chi vorrebbe fare l’ imprenditore con i tuoi soldi senza però dividere con te alcun beneficio, anzi dandoti, nella maggior parte dei casi, solo disservizi.